domenica 4 marzo 2012

Vindicta

L'aria si fa lieve, rarefatta, leggera, fredda di una lentezza irrigidita; l'uomo siede comodamente, allunga le gambe e si stira sbadigliando lievemente contratto, il respiro si ferma all'altezza dello sterno crea una bolla che si allarga verso il ventricolo destro; gli occhi mimano una ricerca affannosa. L'uomo non parla. Ai lati della bocca un increspatura, quasi a formare un sorriso che assomiglia a una consapevolezza. I secondi scorrono pachidermici. Battono rumorosi un tempo che non ha più motivo di esistere. I piedi dell'uomo cadono dal tavolino ricolmo di cartaccia. Annunci. Mappe. Numeri di telefono. Fotografie. Giornali. La ricerca non ha dato esito. Il futuro si riempie di ipotesi mai verificate. Si alza, ci prova; non gli basta, non è stanco di vivere. Vuole guardarlo in faccia, studiarlo, capirlo. E tornare al via. Sì, che può, farlo; arrivato a questo punto non c'è nulla che possa impedirglielo. Il confine tra esistere e scomparire è stato valicato. Non era nei suoi piani. Aveva fatto di tutto per restare nel suo bozzolo protettivo. Ma i piani sembrano fatti per essere traditi. Suo malgrado si ritrova in mezzo al guado e non può far altro che nuotare per arrivare alla riva opposta. L'hanno svegliato, l'hanno costretto a cambiare prospettive. E, adesso, è il momento di prendere un bel respiro e placare l'aritmia. Sarà il suo boia, colui che rende il servigio ultimo alla giustizia, a fargli capire cosa c'è dopo; cosa sarà questo dopo che non aveva previsto. E per far questo... lo aspetterà sotto casa.

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