martedì 27 marzo 2012

i presidenti

Personaggi che occupano spazi limitati, si occupano di fondi, di amministrare la conservazione di se stessi, in un continuo equilibrismo; uomini avviluppati attorno a un bene, a una deformazione che ogni giorno si fa parossismo; la normalità dell'aberrazione. In Italia, i nostri personaggi camminano lentamente. Passano il loro tempo prevalentemente dentro uffici ricavati in palazzi e residenze di lusso, si dilettano in passatempi oscuri, privi di una vera funzione, di un lavoro, di un'occupazione.  personaggi cardine della nostra storia di paese azzeccato, delle piccole vicende locali, si muovono in spazi routinari, abitudinari, ripetono gesti, si sacrificano per una missione inesistente. I nostri sofisti gestiscono patrimoni, li fanno lievitare, rendere, o fanno rendere dei debiti, gabbando lo stato e se stessi. I nostri uomini, omuncoli, saranno presto dimenticati. La loro assenza è stata una veglia, una guardia, sentinelle di averi e di pseudosaperi. Cosa fanno tutto il giorno? Hanno degli interessi? Forse collezionano opere d'arte? O sedie in pelle? Macchine da scrivere antiche? Forse amano i convegni. Ne scelgono uno al giorno a cui partecipare. Sono assidui frequentatori delle accademie, delle associazioni di categorie più impensabili, fanno interventi, domande. Forse leggono i giornali e fanno i presidenti. Nel paese dei presidenti, i presidenti fanno i presidenti. Affondano nella carica e nel ruolo che ne deriva. Essere a disposizione. Risolvere i problemi, anche quando questi non ci sono. Quando la categoria è in via di estinzione. Cosa fanno i presidenti? Presiedono. Siedono, prima e dopo. Durante. Si presiedono e si prealzano. è una seduta preventiva. Salace. Audace. I presidenti assumomo in sé ogni responsabilità. Si responsabilizzano e nei giorni e nelle ore di quiete e di assenza di ogni questione possibile, esistono. Cosa fa un pilone? Cosa fa un architrave? Regge. Sta. E in questa apparente stasi che è una resistenza prodigiosa, l'uomo, il primo attore, il presidente dell'ente di turno, si spertica in sgangherate elucubrazioni sul senso e la motivazione della propria stessa esistenza. Si dice, io ci sono, servo, sono utile e utilizzo. Ma è un attimo. Poi torna alla sua penombra di pace e di lunga, imperterrita linea piatta. Perché rovinare tutto con delle domande? Quello che c'è va tenuto. Conservato. Alimentato. è il nostro protagonista inconsapevole. Il nostro vecchio presidente dai percorsi scontati. Cosa resterà di lui...?

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