Visualizzazione post con etichetta uomo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta uomo. Mostra tutti i post

domenica 3 giugno 2012

Confesso che ho giocato alla vita

Uomini di forza, uomini di muscoli, uomini che comprano altri uomini, uomini sopra, uomini al di sotto, uomini avidi, uomini di bassa lega, uomini incompiuti, uomini indifferenti, uomini o detti tali, uomini superiori, uomini di mezzo, la stirpe degli uomini, la fama degli uomini, la fame insaziabile, la foga, l'istinto imbrigliato, lo scempio, la malattia, gli uomini e la loro forza, gli uomini senza metà, senza fini, uomini sperduti e ritrovati, uomini che si rincorrono, esseri umani, liberi di essere, quasi disorientati, ammalati, spauriti, uomini di poche parole, di tante seduzioni, uomini lievi, concisi, insensibili, uomini. O quello che trova. Quello che raccoglie. L'uomo che verrà. L'uomo che è già venuto. L'uomo tra gli uomini. Il sogno e il sospiro. La realizzazione o l'incompiuto. La cecità, a volte. La chiusura. Il limite invalicabile. La luce del cosmo. Il buio interiore. Sospensione e ascolto. E uno  sguardo interrogativo. Per cercare. Per sedimentare. Afferrare...

venerdì 1 giugno 2012

Caricamento in corso...

Rendiamo merito all'essere umano di perseverare con grande abilità nei suoi errori. Diamogli il merito di imparare per caso dai suoi successi. E di godersi le sconfitte come un tesoro inestimabile.

martedì 13 marzo 2012

L'attesa

Si rannicchia sul sedile, quasi chiudendo gli occhi, e gli viene in mente quando lo faceva da piccolo per non sentire le urla di sua madre, di suo padre, i litigi sulla rampa delle scale, a mezzo piano dal loro appartamento, in quel rallentamento in cui la rabbia prolunga fino all'infinito gli ultimi gradini. La pioggia aumenta di intensità. Batte sul lunotto posteriore, che ha il suono di un Teponazli, e la situazione per una volta sembra quella giusta. Aspetta. L'acqua si trasforma in piccoli e aguzzi granuli di ghiaccio. Il tintinnio, il crepitio, la scarica evolvono. Il piccolo mezzo scomodo sembra sciabordare. Il ticchettio si sovrappone ai secondi che marciano a ranghi serrati. Affondano. L'uomo ha perso di vista il suo obiettivo, per un momento. Si affaccia, guarda intorno, si rende conto dello scorrere incessante dei minuti. Il soggetto ha lasciato casa madre. Si è dileguato sotto i suoi occhi disattenti. Laschi. Glielo avevano detto che solo in teoria ogni uomo può assumere diverse identità. Che la vendetta ha bisogno di professionisti. E di concentrazione. L'uomo scende dalla macchina. Mette a nudo il suo piano. Confessa. Si palesa; non ha più nulla da perdere. è a quel punto che una mano gli serra improvvisamente naso e bocca. La difficoltà a respirare non è niente di fronte all'acqua che cola cinica tra le fessure e gli scivola in gola e nella trachea. La tosse si impadronisce di lui e l'acuto prende forma in una stilettata dritta sul nervo sciatico. Il flash infuocato abbaglia la notte umida, acceca, assorda, avvampa. L'uomo si ritrova in ginocchio. Un torrente scorre lungo l'asfalto impermeabile degli anni '80. Carponi, l'uomo si avvia verso la portiera che si apre di botto, colpendolo più volte sulla tempia e facendolo rotolare nel mezzo di un gorgo. La fine è vicina. Imprevista, forse opposta al piano originario. Avesse ascoltato i consigli, ora avrebbe solo un torto da recriminare. Con certi ceffi, alzare le braccia, ingoiare è l'unica strategia. Facci caso, gli aveva detto suo fratello, se la prendono sempre con chi ha paura di perdere quel poco che possiede. I piccolo borghesi con sogni in miniatura. Loro no, hanno tutto e sembrano snobbarlo. Come se potessero farne a meno. Giocatori d'azzardo. Morti che camminano. Tump, tump. La dimostrazione di forza continua. Ora se la prendono con il suo ventre, l'addome, il mento, la faccia, la schiena, un piede che prende una piega anomala... L'uomo beve, assapora quel liquido terragno, minerale, come per trovare una sensazione alternativa, ritornare a una percezione reale. Il dolore è passato. Ha superato la soglia. Ora è entrato nel campo della sopravvivenza. Due sorsi. E un grande menhir chiude la notte con una rullata finale. L'uomo e il suo piano sgangherato scivolano via tra le onde di un breve temporale estivo.

sabato 10 marzo 2012

Verecondie

Le due V del nostro percorso narrativo, Vendetta e Vergogna. Desiderio di rivalsa, di riscatto, di remunerazione da una parte e il rispetto e il mascheramento (vereor e shame, le due componenti) dall'altra. Una vergogna che può mutare in senso di colpa se mira a un obiettivo fuori fuoco, alla soppressione dell'oggetto immotivata. Le due V ci dicono che stiamo camminando su un binario a scartamento ridotto. Che le distanze tra le parallele rischiano di incontrarsi molto prima dell'infinito. Che c'è un rischio. L'incartamento. La chiusura. Le due V, VV, formano un angolo doppio, un doppio vicolo cieco, una freccia, un cuneo al di fuori del quale c'è l'agognata e sperata soluzione di rinascita.
Non lasciamoci ingannare, non è la Vergogna a impedire la Vendetta, quanto il senso di colpa anticipato, un rigore morale introiettato che guida le nostre azioni e che vigila su tutto ciò che non avremmo la forza o l'autostima di sopportare... il peso di responsabilità troppo più grandi di noi... 
La vergogna è uno smascheramento. Un'improvviso varco che mostra la vera natura dell'umano. Quello che teniamo ben truccato, trasformato,  costruendo barriere e muri, può rivelarsi per quello che è, e dare colpi mortali alla nostra autostima. Per questo, ogni azione di rivalsa, ogni rivincita, non deve mai lasciare i binari che scorrono lungo la strada dell'accettabile e del lecito. Qui gli appunti si fermano. Per adesso.

domenica 4 marzo 2012

Vindicta

L'aria si fa lieve, rarefatta, leggera, fredda di una lentezza irrigidita; l'uomo siede comodamente, allunga le gambe e si stira sbadigliando lievemente contratto, il respiro si ferma all'altezza dello sterno crea una bolla che si allarga verso il ventricolo destro; gli occhi mimano una ricerca affannosa. L'uomo non parla. Ai lati della bocca un increspatura, quasi a formare un sorriso che assomiglia a una consapevolezza. I secondi scorrono pachidermici. Battono rumorosi un tempo che non ha più motivo di esistere. I piedi dell'uomo cadono dal tavolino ricolmo di cartaccia. Annunci. Mappe. Numeri di telefono. Fotografie. Giornali. La ricerca non ha dato esito. Il futuro si riempie di ipotesi mai verificate. Si alza, ci prova; non gli basta, non è stanco di vivere. Vuole guardarlo in faccia, studiarlo, capirlo. E tornare al via. Sì, che può, farlo; arrivato a questo punto non c'è nulla che possa impedirglielo. Il confine tra esistere e scomparire è stato valicato. Non era nei suoi piani. Aveva fatto di tutto per restare nel suo bozzolo protettivo. Ma i piani sembrano fatti per essere traditi. Suo malgrado si ritrova in mezzo al guado e non può far altro che nuotare per arrivare alla riva opposta. L'hanno svegliato, l'hanno costretto a cambiare prospettive. E, adesso, è il momento di prendere un bel respiro e placare l'aritmia. Sarà il suo boia, colui che rende il servigio ultimo alla giustizia, a fargli capire cosa c'è dopo; cosa sarà questo dopo che non aveva previsto. E per far questo... lo aspetterà sotto casa.