Si rannicchia sul sedile, quasi chiudendo gli occhi, e gli viene in mente quando lo faceva da piccolo per non sentire le urla di sua madre, di suo padre, i litigi sulla rampa delle scale, a mezzo piano dal loro appartamento, in quel rallentamento in cui la rabbia prolunga fino all'infinito gli ultimi gradini. La pioggia aumenta di intensità. Batte sul lunotto posteriore, che ha il suono di un Teponazli, e la situazione per una volta sembra quella giusta. Aspetta. L'acqua si trasforma in piccoli e aguzzi granuli di ghiaccio. Il tintinnio, il crepitio, la scarica evolvono. Il piccolo mezzo scomodo sembra sciabordare. Il ticchettio si sovrappone ai secondi che marciano a ranghi serrati. Affondano. L'uomo ha perso di vista il suo obiettivo, per un momento. Si affaccia, guarda intorno, si rende conto dello scorrere incessante dei minuti. Il soggetto ha lasciato casa madre. Si è dileguato sotto i suoi occhi disattenti. Laschi. Glielo avevano detto che solo in teoria ogni uomo può assumere diverse identità. Che la vendetta ha bisogno di professionisti. E di concentrazione. L'uomo scende dalla macchina. Mette a nudo il suo piano. Confessa. Si palesa; non ha più nulla da perdere. è a quel punto che una mano gli serra improvvisamente naso e bocca. La difficoltà a respirare non è niente di fronte all'acqua che cola cinica tra le fessure e gli scivola in gola e nella trachea. La tosse si impadronisce di lui e l'acuto prende forma in una stilettata dritta sul nervo sciatico. Il flash infuocato abbaglia la notte umida, acceca, assorda, avvampa. L'uomo si ritrova in ginocchio. Un torrente scorre lungo l'asfalto impermeabile degli anni '80. Carponi, l'uomo si avvia verso la portiera che si apre di botto, colpendolo più volte sulla tempia e facendolo rotolare nel mezzo di un gorgo. La fine è vicina. Imprevista, forse opposta al piano originario. Avesse ascoltato i consigli, ora avrebbe solo un torto da recriminare. Con certi ceffi, alzare le braccia, ingoiare è l'unica strategia. Facci caso, gli aveva detto suo fratello, se la prendono sempre con chi ha paura di perdere quel poco che possiede. I piccolo borghesi con sogni in miniatura. Loro no, hanno tutto e sembrano snobbarlo. Come se potessero farne a meno. Giocatori d'azzardo. Morti che camminano. Tump, tump. La dimostrazione di forza continua. Ora se la prendono con il suo ventre, l'addome, il mento, la faccia, la schiena, un piede che prende una piega anomala... L'uomo beve, assapora quel liquido terragno, minerale, come per trovare una sensazione alternativa, ritornare a una percezione reale. Il dolore è passato. Ha superato la soglia. Ora è entrato nel campo della sopravvivenza. Due sorsi. E un grande menhir chiude la notte con una rullata finale. L'uomo e il suo piano sgangherato scivolano via tra le onde di un breve temporale estivo.
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