martedì 3 aprile 2012

la lunga vita del parassita


assorbo, succhio, indistintamente, mi sdilinquo per ogni nettare o siero che mi viene a tiro, che sale primigenio, dai vasi, da qualsiasi dotto ancora cavo e non più saldato dalla vecchiaia, dal disuso o semplicemente dalla calcificazione sedimentata, dai residui tossici che si insinuano in ogni pertugio. cannucce vuote. condotti privi di vita. io mi cibo di fluidi, di battiti cardiaci, di impulsi e getti improvvisi. mi adatto al ritmo che trovo. non chiedo molto, solo substantia. nutrimento. resto dove sto, occupando poco spazio. volendo, quasi nulla. mi faccio da parte. ma succhio, aspiro. sottraggo. e mi nego. non voglio farmi notare. vivo nell'ombra. negli angoli, negli interstizi. mi accomodo, resto acquattato, accoccolato. al limite, perdo anche l'uso dei miei arti, se mai ne ho avuti. aspetto il momento. l'arrivo di una nuova ondata, di una denza schiuma vitale, di un maroso di freschezza, un reflusso vitaminizzante. aspetto. quieto. tranquillo. confido nell'insensibilità del mio ospite. nella sua abitudine ad avere un inquilino. più inquilini. ognuno nel suo anfratto. nella sua galleria, resa inospitale dal disuso, dall'indifferenza. ne approfitto. mi accontento di un posto imprevisto in questo mondo protetto, quasi una sorpresa inaspettata di ricchezza. una fonte di ispirazione. vivo la vita d'altri. assorbo le loro vibrazioni e non chiedo molto di più. forse niente. forse anche questo per me è troppo. ecco perché mi basta. senza grossi patemi. con quella serenità priva di questioni, tipica di chi è come me. un animo semplice. la lenta stasi apparente che si chiama attesa. vivo come fossi sul fondale di un oceano. una distesa di nervi e condotti, muscoli e tendini, ossa e liquidi salubri.mi curo di non estrarre troppa linfa. mi preoccupo della salute del mio locatario. anche lui, lo sento dai fremiti e dalle variazioni minerali, capace di adattarsi. lo rispetto. e lo servo. non sono da buttar via. in fondo, siamo inscindibili. siamo necessari l'uno all'altro. e chi dice il contrario, non conosce bene la realtà. se mi lasciate mi pace non vi accorgerete di me. la vostra vita scorrerà via, liscia come l'olio, senza traumi, senza turbamenti. la mia esistenza è pura e regolare, un perfetto disegno naturale. e, alla lunga, so di diventare insostituibile. utile. quasi inevitabile. quelle piccole variazioni, gli aggiustamenti nel tempo, degli equilibri omeostatici, mi hanno reso più forte, hanno fatto di me un essere importante, mi hanno eletto a pilastro. sostegno. ormai, senza di me, il mio anfitrione non potrebbe sopravvivere. ci vuole così poco per cambiare prospettiva. e troppo tempo, per rimettere tutto in discussione... Sono necessario. fatale. connaturato. sono l'altra faccia di voi stessi. della vostra incuria che oggi si chiama dipendenza. sorridete. e restate in salute il più a lungo possibile.

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