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sabato 2 giugno 2012

Prego, marci lei

La parata militare è un residuo dei regimi totalitari. 
In democrazia, queste dimostrazioni di forza e potenza
dovrebbero perdere valore ed essere relegate alla storia.
Non è la contingenza. è il fatto in sé. 
Addio nostalgici.
Addio patrie.
Addio bandiere. 

venerdì 13 aprile 2012

proposta di legge di inizativa popolare

Semplice e lineare:

"Chiunque, al (data) 2012 si sia presentato una o più volte in qualsiasi lista politica a elezioni di qualsiasi natura e livello, verrà automaticamente escluso da tutte le future competizioni elettorali, senza esclusione, eccezione o deroga di sorta."

Sto per partire con la raccolta di firme. Il tempo di organizzarmi tecnicamente. 

au revoir, le citoyens

L

domenica 11 marzo 2012

conservare


C'è un che di masochistico e di negazionistico in chi vorrebbe opporsi al normale fluire del corso della storia, con i suoi apprendimenti, le sue prove ed errori, i suoi cambiamenti, ripiegamenti, le sue strategie di sopravvivenza, quella selezione che è più una meritocrazia istintuale, l'evitamento delle ripetizioni, che si può vedere come progresso o come mania di cambiamento o solo ricerca degli effetti migliori; c'è qualcosa di insalubre nel voler rendere statico ciò che non può fermarsi, come gli squali per non soffocare, una ripulsa per la novità e un'accidia, pigra e apatica raffigurazione di un mondo che si vuole relegato alla ripetizione coatta. C'è un disegno mortifero in questo. E c'è la vergogna di chi vuole nascondere a se stesso la propria diversità e unicità di individuo. La conservazione è una lotta impari contro l'entropia e il decadimento di atti, oggetti, prassi, lingue, costumi, esseri viventi. Ha un limite temporale, ma nel breve attecchisce e fa molti danni.

lunedì 5 marzo 2012

Ho perso gli aggettivi

mi sono sfuggiti via, svaniti, in modo incomprensibile. ne usavo con generosità, senza badare a sprechi, senza centellinarli. mi piacevano. li trovavo e li riprovavo. creavano l'atmosfera che mi serviva, che mi sembrava... beh, avevano quel non so che, sapevano di perfezione. sono passati anni, decine di anni in cui ho perfezionato la mia triade, il susseguirsi degli aggettivi in crescendo o in calando, ma sempre in funzione dell'effetto da creare alla fine. ne ho fatto quasi una regola, mi sono spesso sperticato in articolazioni e fluenze, ho colorato e appesantito i periodi per caratterizzare, giudicare, evidenziare, per farmi personaggio all'interno dell'intreccio. ma sapevo fin dall'inizio che mi avrebbero tradito, che li avrei persi. come si perde qualcosa di cui si è abusato senza darsi limiti. e ora... li ho persi tutti. non mi vengono più. il significato è sfilato via. ogni essenza, ogni nouance si è dileguata. restano dei participi, gli avverbi, e una circonvoluzione della grammatica che si insinua zigzadango con un lieve eccesso di infiniti. e poco altro. un finale senza definizioni. frasi che non trovano il modo di determinare e di indicare. descrizioni prive di connotazioni. un distacco che non è da me. non mi riconosco più. non sono io. me. stesso. senza aggettivi non riesco a farmi narrazione. e ci dovrò fare l'abitudine. ma è anche una reazione, che capisco, alla corsa all'iperbole, alla retorica dell'affabulazione dei politici, giornalisti, cronisti, gente della tivù, che parla rapidamente, senza pensare, senza pesare. è questo abuso che mi ha soggiogato e ha inaridito la mia vena dedicata alla triade. la ripetizione che chiude in una forma a scalini. scrivere senza aggettivi ti dà la stessa sensazione di lasciare un panino a metà. senza finirlo. senti di aver qualcosa da concludere. e poi ti colpisce l'eco di una somiglianza, di una reminiscenza... sarà vero?