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sabato 2 giugno 2012

Prego, marci lei

La parata militare è un residuo dei regimi totalitari. 
In democrazia, queste dimostrazioni di forza e potenza
dovrebbero perdere valore ed essere relegate alla storia.
Non è la contingenza. è il fatto in sé. 
Addio nostalgici.
Addio patrie.
Addio bandiere. 

venerdì 13 aprile 2012

proposta di legge di inizativa popolare

Semplice e lineare:

"Chiunque, al (data) 2012 si sia presentato una o più volte in qualsiasi lista politica a elezioni di qualsiasi natura e livello, verrà automaticamente escluso da tutte le future competizioni elettorali, senza esclusione, eccezione o deroga di sorta."

Sto per partire con la raccolta di firme. Il tempo di organizzarmi tecnicamente. 

au revoir, le citoyens

L

martedì 3 aprile 2012

la lunga vita del parassita


assorbo, succhio, indistintamente, mi sdilinquo per ogni nettare o siero che mi viene a tiro, che sale primigenio, dai vasi, da qualsiasi dotto ancora cavo e non più saldato dalla vecchiaia, dal disuso o semplicemente dalla calcificazione sedimentata, dai residui tossici che si insinuano in ogni pertugio. cannucce vuote. condotti privi di vita. io mi cibo di fluidi, di battiti cardiaci, di impulsi e getti improvvisi. mi adatto al ritmo che trovo. non chiedo molto, solo substantia. nutrimento. resto dove sto, occupando poco spazio. volendo, quasi nulla. mi faccio da parte. ma succhio, aspiro. sottraggo. e mi nego. non voglio farmi notare. vivo nell'ombra. negli angoli, negli interstizi. mi accomodo, resto acquattato, accoccolato. al limite, perdo anche l'uso dei miei arti, se mai ne ho avuti. aspetto il momento. l'arrivo di una nuova ondata, di una denza schiuma vitale, di un maroso di freschezza, un reflusso vitaminizzante. aspetto. quieto. tranquillo. confido nell'insensibilità del mio ospite. nella sua abitudine ad avere un inquilino. più inquilini. ognuno nel suo anfratto. nella sua galleria, resa inospitale dal disuso, dall'indifferenza. ne approfitto. mi accontento di un posto imprevisto in questo mondo protetto, quasi una sorpresa inaspettata di ricchezza. una fonte di ispirazione. vivo la vita d'altri. assorbo le loro vibrazioni e non chiedo molto di più. forse niente. forse anche questo per me è troppo. ecco perché mi basta. senza grossi patemi. con quella serenità priva di questioni, tipica di chi è come me. un animo semplice. la lenta stasi apparente che si chiama attesa. vivo come fossi sul fondale di un oceano. una distesa di nervi e condotti, muscoli e tendini, ossa e liquidi salubri.mi curo di non estrarre troppa linfa. mi preoccupo della salute del mio locatario. anche lui, lo sento dai fremiti e dalle variazioni minerali, capace di adattarsi. lo rispetto. e lo servo. non sono da buttar via. in fondo, siamo inscindibili. siamo necessari l'uno all'altro. e chi dice il contrario, non conosce bene la realtà. se mi lasciate mi pace non vi accorgerete di me. la vostra vita scorrerà via, liscia come l'olio, senza traumi, senza turbamenti. la mia esistenza è pura e regolare, un perfetto disegno naturale. e, alla lunga, so di diventare insostituibile. utile. quasi inevitabile. quelle piccole variazioni, gli aggiustamenti nel tempo, degli equilibri omeostatici, mi hanno reso più forte, hanno fatto di me un essere importante, mi hanno eletto a pilastro. sostegno. ormai, senza di me, il mio anfitrione non potrebbe sopravvivere. ci vuole così poco per cambiare prospettiva. e troppo tempo, per rimettere tutto in discussione... Sono necessario. fatale. connaturato. sono l'altra faccia di voi stessi. della vostra incuria che oggi si chiama dipendenza. sorridete. e restate in salute il più a lungo possibile.

domenica 11 marzo 2012

conservare


C'è un che di masochistico e di negazionistico in chi vorrebbe opporsi al normale fluire del corso della storia, con i suoi apprendimenti, le sue prove ed errori, i suoi cambiamenti, ripiegamenti, le sue strategie di sopravvivenza, quella selezione che è più una meritocrazia istintuale, l'evitamento delle ripetizioni, che si può vedere come progresso o come mania di cambiamento o solo ricerca degli effetti migliori; c'è qualcosa di insalubre nel voler rendere statico ciò che non può fermarsi, come gli squali per non soffocare, una ripulsa per la novità e un'accidia, pigra e apatica raffigurazione di un mondo che si vuole relegato alla ripetizione coatta. C'è un disegno mortifero in questo. E c'è la vergogna di chi vuole nascondere a se stesso la propria diversità e unicità di individuo. La conservazione è una lotta impari contro l'entropia e il decadimento di atti, oggetti, prassi, lingue, costumi, esseri viventi. Ha un limite temporale, ma nel breve attecchisce e fa molti danni.

lunedì 5 marzo 2012

Ho perso gli aggettivi

mi sono sfuggiti via, svaniti, in modo incomprensibile. ne usavo con generosità, senza badare a sprechi, senza centellinarli. mi piacevano. li trovavo e li riprovavo. creavano l'atmosfera che mi serviva, che mi sembrava... beh, avevano quel non so che, sapevano di perfezione. sono passati anni, decine di anni in cui ho perfezionato la mia triade, il susseguirsi degli aggettivi in crescendo o in calando, ma sempre in funzione dell'effetto da creare alla fine. ne ho fatto quasi una regola, mi sono spesso sperticato in articolazioni e fluenze, ho colorato e appesantito i periodi per caratterizzare, giudicare, evidenziare, per farmi personaggio all'interno dell'intreccio. ma sapevo fin dall'inizio che mi avrebbero tradito, che li avrei persi. come si perde qualcosa di cui si è abusato senza darsi limiti. e ora... li ho persi tutti. non mi vengono più. il significato è sfilato via. ogni essenza, ogni nouance si è dileguata. restano dei participi, gli avverbi, e una circonvoluzione della grammatica che si insinua zigzadango con un lieve eccesso di infiniti. e poco altro. un finale senza definizioni. frasi che non trovano il modo di determinare e di indicare. descrizioni prive di connotazioni. un distacco che non è da me. non mi riconosco più. non sono io. me. stesso. senza aggettivi non riesco a farmi narrazione. e ci dovrò fare l'abitudine. ma è anche una reazione, che capisco, alla corsa all'iperbole, alla retorica dell'affabulazione dei politici, giornalisti, cronisti, gente della tivù, che parla rapidamente, senza pensare, senza pesare. è questo abuso che mi ha soggiogato e ha inaridito la mia vena dedicata alla triade. la ripetizione che chiude in una forma a scalini. scrivere senza aggettivi ti dà la stessa sensazione di lasciare un panino a metà. senza finirlo. senti di aver qualcosa da concludere. e poi ti colpisce l'eco di una somiglianza, di una reminiscenza... sarà vero?