lunedì 10 marzo 2014

In una foglia





"In una foglia 
che si affaccia
da un ramo spoglio
c'è la passione
che cerco
in ogni essere umano."
Hai voluto guardarla negli occhi
e capire se le tue dita inizavano a tremare
cuspidi di un'onda a mezza costa
Ti sei sfilato il guanto della sfida
fiero e battagliero
fino a scoprire che non potevi
che perdere. 
 
 

sabato 22 febbraio 2014

non lo diciamo

è un contrassegno
una nota spese
la tua risposta
è gelida
le tue mani trasudano
rigidezza, chiusura
ma avevamo fatto 
un patto segreto
c'era un accordo
di viverci per migliorare
per non superare
certi confini
per cercare di sentirci 
a nostro agio
liberi di esprimerci
lontani dai giudici facili
per la voglia di stare insieme
di guardarci crescere
e di non risparmiarci
per non vivere la vita 
con le braccia rattrappite
i pugni chiusi
la bocca stretta
e poi 
non siamo più riusciti
a ricordarci
di quanto era facile
anche senza l'obbligo
di durare in eterno
e dirci anche
quando uno dei due 
avrebbe sentito la fine
arrivare con la sua
ventata secca
che scaccia l'amore. 
Non ci siamo detti
nulla
siamo andati avanti
e ora siamo qui
a cercare di capire
se una stretta di mano
o un abbraccio, lungo
e gentile; un'occhiata
un sorriso
quale possa essere
la parola non detta
che ci farà capire.

martedì 18 febbraio 2014

e la luce che si insinua

tra le ferite delle tende 

lo trova sveglio

gli occhi spalancati

su un libro elettronico

una penna virtuale

annota sogni dissolti

la sua gota calda

chiede un'altra ora di sonno

tornare al sorriso

che aveva trovato

un sottofondo

un lieve sospiro 

e il giorno lo prende

non può aspettare. 

mercoledì 1 gennaio 2014

C'è un tre nella sua vita
un trespolo
un tremendo ghirigoro
di soluzioni anticipate
una tresca,
c'è un tre che dissimula
perfezione
e la alletta;
volge la paffuta
iridescente 
espressione sorniona
alla guardia del sapore,
il manto rossastro 
che ricopre i desideri.
C'è un numero di trucchi
ispirati alla sua condizione
vergine di vita
acume tra le righe. 
Si inceppa nel treno delle
ripetizioni rituali,
trecce di allusioni
reste riposte tra vecchi
arnesi smessi.
C'è un treppiedi cementato
sul faraglione, da cui guarda
passare pericoli per altri
saluta il ciclo
normali conseguenze 
dell'essere concepiti.
C'è un passo triplice 
nella cadenza. Trittico
delle ignare sottigliezze. 
Ovunque a galla, silenziosa
armata di fantasie 
avvolta di pelli succinte. 
C'è un podio d'onore, 
la ribalta del suo giusto
bisogno di movimento
che aspetta, lavato dal vento
scheggiato dalle tiepide 
mani voluttuose.

martedì 12 novembre 2013

Maestri

Vorrei sapere dov'erano lorsignori
over 60 quando questo paese
avrebbe iniziato la sua discesa morale.
E chiedo anche
che mi si dica
quando, in quale epoca
è esistito un paese moralmente
limpido, puro, esemplare
quando, è avvenuta
questa amnesia di cui sembrano
tutti, non essersi accorti.
Questi signori, maestri saggi
di una moralità che non conosco,
non hanno forse assistito immobili
allo scippo del futuro
e al parcheggio dell'esistenza?

Ma forse non è questo il modo,
il lamento ripetitivo, che potrà suggerire
soluzioni a noi che troppo spesso
aspettiamo, ci guardiamo attorno
con timore, riserva, senza la forza
di sostenere una verità
e sperando che forse
potremo trovare una piccola
idea.

Avete da insegnare... ma non
sembrate consapevoli di averci
lasciato voi questo spazio ristretto
di sorrisi irrigiditi e pacche sulle spalle.
Siete stati i complici distanti e alteri
o forse no.
Sono io che non vi capisco
e che vorrei qualcosa
che voi non potete darci.
A parte le lezioni di vita,
e quello sguardo severo
che sembra accusarci
della nostra incapacità di ribellarci
e inventare
staccare la spina e partire.

E allora, vorrei non avermi mai incontrati.
Vorrei che il tempo potesse
guardarsi alle spalle
e perdere il conto delle ore
rubarsi istanti
corrodersi come una cavitazione
cronologica.
E ristabilire un'ordine delle cose
quello che sembra voi abbiate
vissuto e respirato.

E staccherò la spina. Sì
smetterò di ascoltare. Ascoltarvi.
Guarderò le vostre labbra
rugose che si muovono
irrigidendosi in movimenti
sempre quelli
ripetitivi
noiosi
soffiati.
E riderò di voi dall'altra parte della barricata.
Da dove per quanto limitati
imperfetti
e fangosi
si tenta di dare un senso
levitante al sospiro volatile.

Dove andremo non è chiaro
e forse non arriveremo neanche
a una destinazione riconoscibile
ci riconsoleremo
con l'assenza di un'eco
incessante e scarnificante.
E nel silenzio
costruiremo una nuova visione
dove la pedagogica impronta
smetterà di schiacciare
ogni ombra di creatività
nelle tenebre di un rancore
anziano.